L’istituzione del Centro Studi e Documentazione, primo caso in Italia a livello regionale, è un nuovo progetto di lavoro, voluto dal Presidente del C.R. Umbria Luigi Repace, di durata quadriennale (2009-2012), che avvia una collaborazione tra la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Perugia, con referente e responsabile il Prof. Rosario Salvato, del Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione, e il CRU della Lega Nazionale Dilettanti.
La necessità di una iniziativa di questo genere nasce dal bisogno di indagare sulla situazione reale e sulle notevoli potenzialità del calcio dilettantistico della Regione. Appare ormai chiaro il grande lavoro fatto sul piano organizzativo e della comunicazione; rimangono tuttavia delle aree di studio di grande interesse. Il sistema calcio presenta ormai una dinamica così complessa, tale da stimolare una profonda riflessione sulle caratteristiche peculiari di una moderna pedagogia dello sport. Se il contributo educativo rimane estremamente significativo, è opportuno calarlo all’interno di una evoluzione sociale senza dubbio da approfondire. Sul piano scientifico è una sfida stimolante che ci permetterà di passare dalla ricerca teorica a quella applicata, di indagare sulla composizione dei gruppi giovanili e di studiarne l’interazione nel contesto calcistico, uno dei fenomeni di aggregazione sociale più interessante.
Oltre alle già ricordate dimensioni organizzative e mediatiche, è opportuno citare anche quelle culturali, sociali, economiche, identitarie ed educative. La complessità del mondo dello sport richiede non solo un approccio multidisciplinare e interdisciplinare, ma una profonda disponibilità all’analisi, alla riflessione, alla conoscenza di dati, problemi e orientamento. La vera peculiarità del mondo del calcio dilettantistico è la sua capillare diffusione e spesso unica opportunità.
Il lavoro di ricerca deve partire dall’ipotesi di uno sport non più considerato solo nella sua dimensione ludica o di supporto all’azione educativa, ma come vera e propria comunità educante. I rimandi storici in questa definizione si adattano perfettamente alle caratteristiche interpretative di oggi, basti ricordare i concetti di gestione democratica, di centro di vita culturale con modelli autonomi non provenienti da chissà dove, una struttura aperta e accogliente, programmata e coordinata con tutte le altre agenzie di socializzazione.
Le più importanti ricerche sul capitale sociale come ricchezza nascosta, perché non compaiono nelle statistiche del PIL o del tasso di sviluppo di una nazione, pongono l’accento sul tema dell’associazionismo sportivo come aspetto importante e identitario della libera volontà e capacità dei cittadini di interagire tra di loro. Se è stato a più riprese sottolineato il valore della pratica sportiva e della prevenzione ed educazione alla salute, meno attenzione è stata data alla capacità di comprendere le dinamiche della connessione sociale e della educazione alla cittadinanza, attraverso l’insegnamento di valori, lealtà e rispetto delle regole. Qui emerge nitidamente il ruolo fondamentale del volontariato nell’organizzazione del nostro sport.
Se chiare appaiono le motivazioni all’approfondimento di questi temi di ricerca, qualsiasi iniziativa di questo genere sarebbe incompleta senza dare attenzione al tema fondamentale di oggi: la formazione.
Le aree di intervento sono molteplici, certo l’analisi dei bisogni formativi non può che emergere da un’attenta e profonda indagine conoscitiva. Si stanno moltiplicando le iniziative per dare sostegno continuo alla dimensione organizzativa delle società. Molto ovviamente resta da fare per la formazione di tutte le componenti del nostro sistema, dirigenti, atleti, arbitri, tecnici e, non ultimo, ma certo straordinaria sfida, bambini e famiglie.
Il C.R. Umbria e l’Università degli Studi di Perugia hanno cominciato insieme questo percorso. È una grande sfida, da interpretare con grande tenacia.

